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Schadenfreude – La gioia infame

Nella vita di tutti i giorni siamo costantemente sottoposti al presidio dell’emotività soggettiva, cosa che molto spesso sovrasta il nostro sè vigile e razionale in beneficio del sè istintivo e animale.

Non c’è nulla di male in ciò, basta imparare a conviverci (con il proprio sè animale).

Preda delle paturnie dell’individuo ecco che ci facciamo coinvolgere in dissidi dell’anima, centinaia di litigi e microconflitti che rovinano i nostri rapporti con le persone che ci circondano.

E allora giù in recriminazioni e false promesse, aneliti di buonismo destinati a breve vita.

Sarebbe di gran lunga meglio accettare in tutto e per tutto alcune delle pulsioni del nostro sè animale, se non altro per provare a comprenderle sul serio – prima ancora di pretendere di appianarne motivazioni e conseguenze.

L’odio e l’invidia sono pulsioni più che naturali; Dio non esiste e non si capisce per quale sovrumana morale dovremmo ‘amare il prossimo come noi stessi‘ in forma indiscriminata.

Quando sappiamo benissimo che il ‘prossimo‘ non è affatto neutro come individuo, nel panorama sociale in cui tutti siamo immersi nel corso della nostra esistenza.

Sarebbe bene quindi accettare anche l’odio, e non respingere questa pulsione per via di retaggi cristiani fin troppo radicati in occidente.

Eppure c’è un sentimento ancora più raffinato dell’odio e dell’invidia sociale.

Perchè si manifesta nel momento in cui le anime pie sfoggiano ogni genere di compassione per il ‘prossimo’ di cui sopra, poco importa se poi quel prossimo non merita – a conti fatti – compassione e reticenza solo per la sua temporanea condizione di disagio o difficoltà.

Invece no.
Proprio quando il tiranno è morente non è possibile esibire perdono.
Quando il trono vacilla puntellare il regno di buoni sentimenti è un atto vile.

Se raramente la storia cinica fa perdere i malvagi, proprio allora è giusto prodursi in un’impassibile maschera di fredda indifferenza.

Di più.

E’ la gioia infame quella cui accenno, la schadenfreude

La felicità di vedere altri alle prese di sventure, danni o malasorte.

Ecco, in quest’Italia putrida e gerontocratica, sposo la pratica della gioia infame: è un sistema politico e sociale quello che sta collassando, è un mondo di relazioni economiche e commerciali quello che sta andando a gambe all’aria.

Contingenze storiche che hanno orizzonti geopolitici ben più larghi dello stivale tricolore, chiaramente.

Bene, con tutta la mia gioia infame accolgo le notizie sui crapuloni che vanno in miseria.

Con una piacevole schadenfreude brindo al declino di aristocrazie borghesi centenarie, che vengono spazzate via dalla crisi e dagli stabilimenti manufatturieri cinesi (…ancora braccia sfruttate dall’uomo…).

Ricchi e poveri possono incontrare entrambi difficoltà nel corso della vita.
Ma le difficoltà dei primi non commuovono nessuno, non potrebbe essere altrimenti.

Nei casi migliori sono addirittura fonte di gioia. Gioia infame.

Ghigno


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