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London Riots – Rivolta di una notte di mezza estate

Da sabato scorso (6 agosto 2011) Londra è teatro di una rivolta moderna, dai tratti direi ‘più che classici’.
Non mi interessa in questa sede perdermi in discussioni semantiche su parole tanto semplici quanto antiche.
Una ‘rivolta‘ non è una ‘rivoluzione‘; e cioè è tanto di più e tanto di meno.
Un ‘moto‘ nell’epoca moderna assalta il potere nei suoi santuari pubblici, gli esercizi commerciali.

Il ‘saccheggio‘ non è il tacchegggio di massa, ma una delle più antiche strategie di guerra dai tempi dell’antico impero romano.

Una ‘rivolta’ disseminata da atti di saccheggio, e condotta dalla minoranza povera delle periferie di Londra e dei maggiori centri industriali del Regno Unito, è pur sempre una rivolta.

Il ‘sacchegggio ‘ è solo una risposta costruttiva alla contemporanea crisi dei mercati finanziari mondiali, e direi che i ‘looters’ inglesi abbiano tutte le possibilità culturali – e soggetttivamente concrete – per afferarre questo stringente quanto ineliminabile collegamento.

Ma appunto queste sono tutte speculazioni semantiche trite e ritrite, spero solo che non vengano dei benpensanti a dirmi le solite baggianate della serie.

“Così non si risolve niente!”, “Voglio vedere se bruciavano il tuo negozio..” … e tante altre similari.
Certo che non si risolve niente; e comunque non si è MAI trattato del mio negozio, semplicemente perchè non ne ho uno.

Ma risponderei molto più semplicemente: una ‘rivolta’ non ha mica l’ambizione di risolvere i grandi problemi dell’umanità. E’ un atto di sfogo collettivo irrazionale, che solo incidentalmente riequilibra la giustizia in favore di quelli che normalmente vengono giustiziati.

Come Mark Duggan, 29 anni e padre di 4 figli.

Il solito nero pregiudicato che, dimostrando un incredibile sprezzo per i composti punti di vista dei benpensanti, ha pensato di morire nel corso di un fermo di polizia nel pomeriggio dello scorso giovedì 4 agosto.

Breve Cronistoria della Rivolta di Londra

4 agosto 2011

Tottenham – A Ferry Lane, nella periferia nord di Londra, la polizia effettua il fermo di un taxi. Non si hanno ricostruzioni oggettive e precise della dinamica, ma in ogni modo vengono esplosi dei colpi di arma da fuoco, sicuramente da parte degli agenti delle forze di polizia.
Mark Duggan riceve la sua dose di piombo e perde la vita sul posto.

6 agosto 2011
Tottenham – Un corteo di protesta pacifico raggiunge la stazione di polizia locale, chiedendo ‘justice’ per i familiari di Mark Duggan, stroncato dall’intervento di polizia.
Verso le 20 iniziano i tafferugli, alcuni veicoli della polizia vengono dati alle fiamme. Le molotov raggiungono anche l’edificio della stazione di polizia. Nella notte si contano circa 50 focolai, prevalentemente legati ad automobili dell’autorità pubblica (ma anche pullmann e macchine private).
Anche i primissimi saccheggi ad esercizi commerciali risalgono alla notte di sabato 6 agosto, sempre nella periferia nord di Londra.

7 agosto 2011
Londra – Nel pomeriggio e nel corso della notte riprendono gli episodi di sommossa, stavolta in diverse zone di Londra (interventi di polizia a Brixton (Londra sud) e ad Oxford Circus): a nord di Tottenham si verificano i disordini maggiori di domenica 7, precisamente ad Enfield, dove vengono tirate giù numerosissime vetrate commerciali, e un centinaio di ‘looters’ riesce persino a ‘circondare’ la locale stazione di polizia.

8 agosto 2011
Londra – La giornata di sommosse ormai coinvolge l’intera e immensa cinta periferica della città di Londra. Si aggrava il bilancio dei disordini e i media sono ormai tutti riversati sulla ‘notizia’, fungendo da detonatore.

9 agosto 2011
Londra – Liverpool – Leeds – Birmingham – Nottingham – Bristol … la ‘rivolta di Londra‘ raggiunge le periferie industriali delle principali città del paese, sommosse e saccheggi tengono in scacco la Gran Bretagna nella notte di ieri sera, tra l’8 e il 9 agosto 2011. In seguito ai disordini notturni nella zona sud di Londra, il 9 agosto muore un ragazzo di 26 anni, ferito da una pallottola della polizia. E’ storia di oggi.

Dio salvi la Regina

I benpensanti delle nostre opulente società occidentali soffrono di un grave disturbo della vista, una miopia unilaterale che coinvolge l’intero apparato della ragione.

I nostri eserciti fanno guerre in tutto il mondo e ci piace chiamarle ‘missioni di pace’, anche se usano l’uranio impoverito e il fosforo bianco per dissuadere le ‘barbariche’ popolazioni civili dei paesei in cui interveniamo. I ‘costi della democrazia’.

La violenza delle polizie occidentali nei confronti del soggetto ‘pregiudicato con la pelle scura’ è tanto nota da essere un topos cinematografico tra i più difffusi, per le produzioni in stile “Hollywood”.

La violenza della crisi economica e sociale che stiamo attraversando si abbatte trasversalmente su tutti gli strati bassi e medio-bassi della popolazione europea e americana.

E i benpensanti pensano di impetosirmi per delle vetrine infrante e qualche falò in centro?

Possibile che il portafoglio di qualche grande impresa sia tanto più commovente dei tanti ragazzini resi orfani dalle guerre ‘giuste’ cui partecipa la Regina Elisabetta, insieme a tutto il carrozzone filisteo che sostiene gli Usa?

E d’altra parte, è molto facile recriminare per il furto di qualche televisore al plasma, come se dovessimo accettare filosoficamente solo l’idea dell’ “assalto ai forni” in stile Rivoluzione Francese.

Allora dite questo alla Regina, e ai benpensati che tanto non capiranno.

Il popolo ha certamente fame, sua Maestà. Ma non si accontenta di avere i bignè, come già disse la sua collega francese qualche tempo addietro. Vogliono proprio i televisori al plasma.

E come stupirsi, del resto. La società del Grande Fratello ha dato la possibilità a tutti di diventare ‘parte del sistema’, con quella fama per quindici minuti di warholliana memoria. Ma è pur sempre un sistema che sulla televisione si regge, pertanto TUTTI vogliono un televisore al plasma.
Bianchi e neri, ricchi e poveri, looters e benpensanti.

L’accesso a quel simbolo è un marker della partecipazione sociale, l’identità si costruisce anche grazie alla merce ‘mega-televisore’, oggi come oggi.

Chi dice, pensa o scrive il contrario è semplicemente un ipocrita: mi va benissimo che si può vivere senza televisione, personalmente non ce l’ho.

Ma l’identità collettiva è un’altra cosa e le mie personali percezioni sull’utilità di un televisore al plasma sono del tutto ininfluenti.

Oggi non si ruba il pane, si ruba la merce. E la merce più desiderabile, più preziosa.
Quella cioè che ci viene proposta, esposta e imposta meglio delle altre, lo status symbol della tecnologia nel pacchetto ordinato e ‘gestibile’ della verticalissima comunicazione televisiva.

Mentre invece su Twitter cinguettano sediziosi i rioters londinesi, e l’autorità è mobilitata ai massimi livelli per la repressione dei disordini.

Siamo alle solite. Una monarchia straniera di tipo dinastico, fondata su centinaia di anni di pirateria internazionale, reprime violentemente le popolazioni civili locali, a partire dalle minoranze etniche.

E’ facile fare i democratici quando sei tu a ‘portare la democrazia’ all’estero, in barba a tutti i trattati internazionali e a scapito di tutti i civili che rimangono uccisi.

Ma quando vengono infrante le vetrine di un centro commerciale a Londra la ‘levata di scudi’ in nome della non-violenza è unanime e accorata.
E segue l’acclamato ricorso alle soluzioni d’ordine e agli interventi straordinari di polizia.

Va bene, vaffanculo, nessuna rivolta ha la pretesa di scoprire un ‘potere’ diverso dal solito, che sia realmente pacifico e disposto ad indagare le proprie contraddizioni, come quelle che emergono dalle crisi come questa.

I looters sono criminali, quindi, e vanno repressi nel sangue.

Questo l’andazzo culturale rapidamente esibito dalle autorità britanniche e dai media ufficiali.

In casi come questo ho veramente pochi dubbi. Mentre nella City gli ‘squali’ speculano sulle borse mondiali facendo pagare la crisi a miliardi di persone, non me ne frega niente se vengono infrante mille vetrine nei quartieri esterni di Londra, o nelle periferie industriali delle altre cittadone inglesi.

Dio salvi la Regina, dicono gli inglesi. Ma Dio non esiste e la monarchia è un residuo feudale iniquo e antidemocratico, che andrebbe spazzato via dalla storia degli ordinamenti costituzionali dei moderni paesi ‘democratici’.

Una rivolta estiva come quella di Londra non si comprende al meglio se non si soppesano attentamente le parole, e se non si ha un quadro generale di contorno di una situazione sociale tutt’altro che pacificata.


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