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ANTI POLITICA

Dialettica di governo ed opposizione

Alla vigilia di una chiamata elettorale piena di tutto e di più, che lascerà comunque il paese esattamente identico a quello che è già ora, cioè terra di conquista dove attecchisce lo sfruttamento del lavoro e la supremazia dell’ordine malavitoso, mi viene il sospetto che si tornerà presto a parlare di questa locuzione, tanto fortunata recentemente nei ragionamenti mediatici di questo paese. L’Anti Politica, appunto.

Prima che questo accada, concediamoci un minuto per ragionare, per una volta, sugli ultimi vent’anni. Prima di guardare cosa succederà nei prossimi mesi, diamo uno sguardo indietro.

Due poli politici si sono alternati al governo del paese.

Quando governava l’uno, l’Italia era lo specchio di una società corrotta, incivile e mafiosa.

Quando governava l’altro l’Italia rimaneva identica, se non peggiore.

Scegliete voi, serenamente, a chi far indossare la casacca del ‘meno peggio’, ma sostanzialmente non abbiamo di certo assistito ad una titanica lotta tra modelli di governo antitetici.

Altrimenti il ‘gioco’ dell’alternanza non avrebbe funzionato.

Soprattutto se c’era uno che doveva andare in galera per diverse motivazioni, ma fece leggi che lo evitarono.

Soprattutto perchè se vogliamo accostarci con cognizione di causa a termini come quello che titola questo post, allora dovremmo tentare di capire quale stupro semantico sia stato fatto dell’idea di ‘opposizione’, in tanti anni.

Opposizione politica che potrà anche essere costruttiva, con persone ragionevoli. Con avversari politici degni, in buona fede.

Ma di fronte allo scenario del berlusconismo le classi dirigenti ‘democratiche’ dei vari centro-sinistra non hanno mai colto l’occasione per salvare il paese dalle estreme conseguenze del prolungarsi della presenza politica di Berlusconi nell’establishment di potere.

Nessuno ha fatto realmente i conti con il logorio morale che 20 anni di berlusconismo avrebbero lasciato alla politica italiana.

Nessuno si è chiesto se la gente avrebbe davvero notato la differenza tra gli uni e l’altro, soprattutto.

Le ricette economiche dei governi di centro-sinistra rincorrevano le stesse linee neoliberiste avallate dagli altri, si è proceduto all’invenzione della piaga sociale del precariato assecondando i desiderata dei padroni, smantellando i contratti di lavoro, ufficializzando il capolarato, agevolando le pratiche di sfruttamento del lavoro salariato polverizzando ogni genere di resistenza dell’individuo-lavoratore, a partire dall’idea di salario fino alla possibilità concreta di pratica sindacale di base.

Berlusconi per anni ha promosso una classe dirigente terribile, selezionata come si è visto. Ma l’Opposizione ha assecondato la berlusconizzazione del paese a tutti i livelli con la politica della non-belligeranza, fedeli alla logica clientelare dello spoil-system all’italiana, che poi è l’unico che regna in Italia da quando esiste.

Se ci fossero state delle differenze ineliminabili e completamente antitetiche, irrinunciabili, tra i poli, questo duopolio sarebbe durato molti anni in meno, non 20.

Di fronte ad un impoverimento enorme della cultura politica del paese un’opposizione realmente alternativa avrebbe favorito un collasso del berlusconismo come sistema politico già negli anni novanta del secolo scorso.

Un’opposizione compiacente ha invece favorito il radicarsi e il perfezionarsi di un ceto politico berlusconiano, che poi ha formato l’opinione pubblica a sua immagine e somiglianza.

Per carità, lo sappiamo. Si dice che la classe politica rispecchia il paese.

Ma non è proprio così.

La classe politica è tenuta ad essere responsabile per le sue azioni e per le sue intenzioni.

I voti non si pretendono. Non con la minaccia dell’uomo nero.

20 anni di berlusconismo l’hanno insegnato, è un ricatto che non funziona più.

Soprattutto perchè l’uomo nero è veramente nero, ed è ancora là. Ha riempito del suo nero il paese.

La Storia si ripete sempre due volte…

… la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.

Allora forse il modo per capire il fenomeno dell’anti politica è quello di tornare alle parole e al loro significato.

Come le parole ‘governo’ ed ‘opposizione’.

O la parola ‘liberazione’.

Se le cose devono cambiare, qualcuno dovrebbe andare in galera e altri dovrebbero uscirne, per esempio.

Non si possono fare patti col diavolo per 20 anni e poi chiamarsi fuori quando viene la fine del mondo.

Ora, la gente voterà Grillo. Mi sembra anche il minimo, che tra i votanti ci siano tanti che si sono rotti i coglioni. La gente è stupida ma non in eterno.

Parlerete di anti politica, quindi.

Mentre invece per parlare di Politica con la p maiuscola vi manca un lessico fondamentale, che voi, politici di professione, avete perso di vista da tempo.

Che è la parola Dignità.

Ho una foto che chiarirà meglio il concetto.

E’ un biglietto autografo di un Sandro Pertini poco meno che quarantenne, dal carcere di Pianosa.

Lui faceva opposizione politica ad un regime che riteneva, a ragione, del tutto antitetico rispetto ai suoi ideali politici. Antitetico, non alternativo.

pertini

Stabilimenti penali di Pianosa – 23 febbraio 1933

A Sua Eccellenza il Presidente del Tribunale Speciale

La comunicazione, che mia madre ha presentato domanda di grazia in mio favore, mi umilia profondamente.

Non mi associo, quindi, a simile domanda, perché sento che macchierebbe la mia fede politica, che più d’ogni cosa, della mia stessa vita, mi preme.

Il recluso politico Sandro Pertini


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