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Antifascismo digitante e affinità elettive

Leggo da uno dei blog di Anonymous Italia della recente operazione Tango Down nei confronti di alcune sigle del neofascismo ‘del terzo millennio’ e non solo.

Attacchi simbolici, ovviamente; non credo che nessuno possa pensare che l’antifascismo possa accontentarsi di così poco.

Anche la petizione per la chiusura di CasaPound è chiaramente solo un appello alla memoria e non una reale soluzione dei conflitti che realmente animano la società italiana da quasi cento anni.

I fascisti in Italia ci sono, c’erano anche prima, e probabilmente ci sarebbero anche senza CasaPound. Le sigle del neofascismo sono numerosissime e frammentate, e il brodo di coltura di quella gentaglia è tutt’altro che tiepido.

Non c’è da dimenticarsi che i fascisti ‘storici’ – in riferimento alla società politica istituzionale – sono stati al governo parecchio nell’ultimo ventennio berlusconiano.

Quindi ‘i fascisti come problema’, rimane, nonostante il bel gesto di Anonymous Italia.

Eppure il piacere di trovare affinità che si rincorrono nel secolo di nostra vita, cascati i muri e valicate le frontiere del post-contemporaneo, è un piacere indescrivibile.

antifascismo-digitante

Da alcuni anni non ho più molti contatti con i vecchi amici che – in un modo o nell’altro – frequentavano il gruppo di Indymedia Italia. Erano gli anni intorno al 2001, quando ormai nelle nuove militanze giovanili si andava inserendo quel modello antropo-politico che vagamente affondava radici nel cyber-punk, con tutto il portato che l’idea di Rete andava promettendo.

Il G8 di Genova era stato teatro di nuove ricomposizioni di affinità politiche, e negli anni che sono seguiti la gallassia dell’antagonismo giovanile ha continuato a comporsi e ricomporsi, con sempre meno bandiere e sempre più attenzione ai fenomeni sociali che la globalizzazione liberista andava imponendo in tutto il mondo, a spese della gente.

Ora il cyber-attivismo con Anonymous sembra aver riallacciato fili e trame lasciate appena in sospeso – magari dalla generazione anagraficamente appena precedente.

E sono grandiosi questi ragazzi di Anonymous, perchè hanno lo stile, la lucidità e la memoria per esibire un gusto di critica politica che ha radici antichissime, pur essendo declinato con il mezzo più moderno possibile, pur utilizzando territori di lotta che definire ‘al limite dello sperimentale’ è il minimo.
In senso positivo, sia ben chiaro, perchè la sperimentazione è l’unica forma mentis che ci avvicina sia pur millimetricamente ad un mondo che vogliamo immaginare migliore, sempre.

Ben venga l’antifascismo digitante, quindi, cari amici hacker.

La memoria storica e lo stile espressivo che vi contraddistingue mi piace molto, non sbagliate mai una virgola. Né nei vostri script, che sono l’arma che avete proposto, né nei messaggi pubblici che accompagnano le rivendicazioni.

Per quel poco che vale, anche se è merce assai rara, ve lo assicuro, avete tutta la mia simpatia.

Devo dire che negli ultimi due o tre anni ho sempre e solo seguito le imprese dei collettivi Anonymous statunitensi, o al massimo tedeschi, disinteressandomi quasi del tutto ai gruppi italiani per il solito antipatriottismo che vi lascio immaginare.

Ma anche perchè seguire le notizie di Anonymous non è affatto semplice se non sei abbastanza geek o nerd, e mio malgrado su Twitter ero riuscito ad identificare solo le fonti d’oltreoceano.

E tutto sommato, non ho la più pallida idea di come nascano i gruppi Anonymous e tanto meno posso immaginare le dinamiche individuali e generazionali che sicuramente contraddistinguono quel tipo di ricomposizione politica, luoghi – reali-virtuali – e percorsi di resistenza e creazione culturale.

Non conosco Anonymous Italia (lo dico anche a beneficio delle guardie che leggono), ma non nè ho bisogno.

Perchè la sensibilità antifascista è un richiamo attivo storicamente prezioso. Un marchio ineliminabile per quella riformulazione intellettuale dei principi di libertà che animano i ribelli da secoli, almeno sul suolo di questa penisola mediterranea.

Perchè la perentorietà lessicale e le urgenze di lotta dei collettivi Anonymous in questi ultimi anni hanno evidenziato la rinascita – in terreni e territori altri – di affinità politiche e culturali di vecchia data, con radici solide e profonde nel tessuto storico italiano.

Non potevamo augurarci di meglio.

Noi non perdoniamo.
Noi non dimentichiamo.

Dax vive nelle lotte dei compagni!


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